Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

TREVI E BOVARA
Chiesa e Convento di San Francesco
Beato Ventura da Pissignano di Trevi
Convento di San Martino
Santo Antonino Fantosati
San Pietro di Bovara
SANT' ANTONIO FANTOSATI

SAN PIETRO DI BOVARA

Trevi: chiesa di San Pietro di Bovara

A ltro prezioso ricordo francescano nel territorio di Trevi, è quello conservato nella chiesa di San Pietro di Bovara, sulla strada che, da Trevi, conduce alle Fonti del Clitunno.

Narra Aurelio Bonaca: «Poco lungi da Trevi, sopra di un’amena collina, maestosa e solitaria, si erge l’Abbazia di Bovara, con annessa la monumentale Chiesa di S. Pietro.

(…) Francesco, attratto dalla fama di santità dei Monaci di Bovara, innamorato della posizione solitaria in cui si trovava la chiesa di S. Pietro, più volte vi si recò e vi si trattenne a pregare.

L’Abbazia era nel suo pieno sviluppo, la Chiesa tenuta con ogni proprietà e splendore e S. Francesco, godendo dell’affettuosa ospitalità che i Benedettini gli offrivano dovunque, amava recarsi colà, forse perché vedeva cambiato in un luogo di preghiera quello che era stato un centro di superstizione e di cerimonie del culto pagano.

Sopravvenuta la rovina (1214), quando più non udivasi la voce salmodiante dei Monaci, il Poverello non dimenticò la deserta Chiesa di Bovara, che seguitò a visitare con amore. E di una di queste visite abbiamo particolare menzione. La Chiesa di Bovara fu certamente testimone di una di quelle lotte titaniche che il Poverello dovette più volte sostenere contro lo spirito del male, una di quelle lotte che il Signore permette solo ai Santi, ai quali poi Egli concede i più splendidi trionfi».

Continua la “Leggenda perugina”: « Un’altra volta, Francesco andava per la valle di Spoleto ed era con lui frate Pacifico, oriundo della Marca di Ancona e che nel secolo era chiamato - il re dei versi -, uomo nobile e cortese, maestro di canto. Furono ospitati in un lebbrosario di Trevi.

E disse Francesco al compagno: “Andiamo alla chiesa di San Pietro di Bovara, perché questa notte voglio rimanere là”. La chiesa, non molto lontana dal lebbrosario, non era officiata, giacché in quegli anni il paese di Trevi era distrutto e non ci abitava più nessuno.

Mentre camminavano, Francesco disse a Pacifico: “Ritorna al lazzaretto, poiché voglio restare solo, qui, stanotte. Verrai da me domani, all'alba”. Rimasto solo in chiesa, il Santo recitò la compieta e altre orazioni, poi volle riposare e dormire. Ma non poté, poiché il suo spirito fu assalito da paura e sconvolto da suggestioni diaboliche. Subito si alzò, uscì all'aperto e si fece il segno della croce, dicendo: “Da parte di Dio onnipotente, vi ingiungo, o demoni, di scatenare contro il mio corpo la violenza concessa a voi dal Signore Gesù Cristo. Sono pronto a sopportare ogni travaglio. Il peggior nemico che io abbia è il mio corpo, e voi quindi farete vendetta del mio avversario”. Le suggestioni disparvero immediatamente. E il Santo, facendo ritorno al luogo dove prima si era messo a giacere, riposò e dormì in pace.

Allo spuntare del giorno, ritornò da lui Pacifico. Il Santo era in orazione davanti all’altare, entro il coro. Pacifico stava ad aspettarlo fuori del coro, dinanzi al crocifisso, pregando anche lui il Signore. Appena cominciata la preghiera, fu elevato in estasi (se nel corpo o fuori del corpo, Dio lo sa), e vide molti troni in cielo, tra i quali uno più alto, glorioso e raggiante, adorno d'ogni sorta di pietre preziose. Mentre ammirava quello splendore, prese a riflettere fra sé cosa fosse quel trono e a chi appartenesse. E subito udì una voce: “Questo trono fu di Lucifero, e al suo posto vi si assiderà Francesco”.

Tornato in sé, ecco Francesco venirgli incontro. Pacifico si prostrò ai suoi piedi con le braccia in croce, considerandolo, in seguito alla visione, come già fosse in cielo. E gli disse: “ Padre, perdonami i miei peccati, e prega il Signore che mi perdoni e abbia misericordia di me”. Francesco stese la mano e lo rialzò, e comprese che il compagno aveva avuto una visione durante la preghiera. Appariva tutto trasfigurato e parlava a Francesco non come a una persona in carne e ossa, ma come a un santo già regnante in cielo.

Poi, come facendo lo gnorri, perché non voleva rivelare la visione a Francesco, Pacifico lo interrogò: “Cosa pensi di te stesso, fratello?”. Rispose Francesco: “Sono convinto di essere l’uomo più peccatore che esista al mondo”. E subito una voce parlò in cuore a Pacifico: “Da questo puoi conoscere che la visione che hai avuto è vera. Come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi» (Leggenda perugina, 23; cf. II Cel. 122-123; cf. San Bonaventura, Leg. Mag. 10,3; cf. Speculum perfectionis 59-60).

L’episodio è stato immortalato da Giotto, tra gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi. Una lapide del 1739 lo ricorda an­che nella chiesa di Bovara, che risale al sec. XIII.

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Tra Trevi e Bovara, meritano un accenno le chiese di Santa Ma­ria delle Lacrime (sec. XV) e Santa Maria di Pietrarossa (sec. XIV).

La prima è un interessante edificio quattrocentesco, con bel portale a bassorilievi. L’interno è a croce latina e conserva i “Monumenti funebri della famiglia Valenti”, datati secc. XVI-XVII; il secondo altare a destra, è impreziosito da una tela del Perugino, raffigurante la “Epifania e i Santi Pietro e Paolo” (1521). Oltre ad ottimi affreschi dei secc. XVI-XVII, è la “Immagine miracolosa della Madonna”; collocata all’altare del braccio destro della crociera, essa dà nome al tempio, santuario votivo legato al culto mariano, meta di copiosi pellegrinaggi.

 

La chiesetta di Santa Maria di Pietrarossa, limitrofa a Trevi, sorge sul luogo della “ Trebiae” romana, trasferita a valle in seguito alla costruzione della consolare via Flaminia.

L’edificio trecentesco, con grande portico del sec. XV su tre lati, conserva una gran ricchezza di affreschi votivi dei secoli XIV-XV, che ne ricoprono le pareti.

Prossimo alla chiesetta di Santa Maria, sottolinea il Bonaca, «esisteva l’ospedale dei SS. Maurizio e Lazzaro per i lebbrosi ed incurabili ed anche questo fu oggetto di cure per S. Francesco e per i suoi Discepoli»; e lo stesso storico ritiene che in detto lebbrosario «avvenne la conversione del lebbroso impenitente, di cui parlano i Fioretti con la solita semplicità» nel cap. XXV: “Come santo Francesco sanò un lebbroso infermo dell’anima e del corpo”).

Il santuario di Pietrarossa è molto rinomato nel contado anche per la sua “acqua di San Giovanni”, terapeutica per la pelle, utilizzata secondo un rituale basato su tre elementi: il pozzo a pochi metri dalla chiesa, la pietra rossa incastonata nel quinto pilastro della navata destra, l’affresco di San Giovanni Battista.

Proseguendo per Spoleto, s’incontrano le famose Fonti dei Clitunno, cantate dai poeti di tutti i tempi.


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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